Quarantena

QUARANTENA #1

Il tempo sembra aver perso la logica, le ore scorrono velocemente, le giornate sembrano avere un peso diverso rispetto a prima e le notti arrivano veloci ma fanno fatica ad andare via.

Ho come l’impressione di star perdendo qualcosa, e non parlo dei minuti che uno dietro l’altro consumano i giorni come fossero candele, è una sensazione mai provata prima, è una nuova dimensione nella quale sto immergendo la mia vita rischiando di farla annegare. Non sarà l’ombra di un nemico invisibile a farmi inciampare, ma io, lontano da tutto e tutti, contro cosa sto combattendo? Non lo so. Non combatto contro il virus, quella guerra è combattuta all’interno degli ospedali ma mi riguarda come se le bombe scoppiassero sul pianerottolo di casa mia. La guerra che combatto io è contro me stesso, contro quell’enorme specchio che la quarantena ha messo di fronte alle nostre vite facendoci fare i conti con le nostre debolezze. E fidatevi, è una debolezza anche stare bene di fronte ad una situazione del genere.

Un tempo diverso

Si può star bene adesso? È una domanda che mi faccio spesso e sono giunto alla conclusione che no, non si può, ma in fin dei conti non si può neanche stare male. Serve equilibrio, serve essere realisti, serve correre via quando la paura inizia a graffiare la nostra mente con le sue unghie sporche di insofferenza e serve rimanere lucidi quando l’allarmismo che dal di fuori entra dalla finestra rischia di inghiottirci aggrovigliando i suoi tentacoli intorno alla nostra fragilità.

È difficile dover combattere restando fermi, siamo inermi e viviamo passivamente nell’attesa che in prima linea trovino una soluzione che ancora non esiste. Sono ormai giorni che i morti si sono trasformati in numeri, statistiche, percentuali perdendo l’umanità dell’essere umani. Non pensiamo più alle persone decedute come normalmente abbiamo sempre fatto nelle nostre vite, il dispiacere per una vita che si spezza ha fatto largo al magone che un numero maggiore di morti porta con sé in relazione ad un proseguo dell’epidemia. Più morti, più numeri, adesso vogliono dire solamente che siamo meno al sicuro.

È questo il messaggio nudo e crudo ci viene sbattuto in faccia ogni giorno attraverso lo schermo freddo delle tv. In fin dei conti la situazione è grave sotto diverse angolazioni e non tutte scontate, ma diciamocelo, alla gente non interessa quanta gente sia morta, alla gente importa solamente sapere se il pericolo cresce o diminuisce.

Numeri

Personalmente non ho mai avuto paura del virus, non l’avevo prima e non ce l’ho adesso, ho paura di un mondo che non cambia, ho paura delle persone che si inaspriscono come un limone poco maturo, che si induriscono come la corteccia di un albero abbandonato al tempo. Fa paura un presente dove le idee sono preda del cannibalismo mediatico, dove qualsiasi cosa diventa vera senza necessariamente esserlo.

Il vero virus, quello che non passerà mai, sono le persone.

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